MantovaSettembre 202611 min di lettura

Ristrutturare un appartamento costruito negli anni Sessanta non significa necessariamente partire da spazi piccoli o da un’abitazione priva di qualità.

Spesso accade esattamente il contrario.

Gli appartamenti di quel periodo possono avere superfici difficili da trovare nelle costruzioni più recenti, ambienti ampi e una distinzione molto chiara tra zona giorno e zona notte. Il limite è piuttosto rappresentato da una distribuzione progettata per un modo di abitare profondamente diverso da quello contemporaneo.

È il caso di questo appartamento di circa 160 mq a Mantova, all’interno di un condominio costruito nel 1965.

La metratura era generosa, ma gli ambienti erano organizzati secondo uno schema tradizionale, con una forte separazione tra le diverse funzioni.

La richiesta della famiglia, con due bambini piccoli, era chiara: mantenere il valore degli ampi spazi disponibili, ma trasformarli in una casa più contemporanea, funzionale e adatta alla vita quotidiana.

Il progetto è quindi partito non dalla necessità di ottenere più spazio, ma dalla volontà di utilizzare meglio quello già esistente.

Il punto di partenza: 160 mq organizzati secondo un altro modo di abitare

L’appartamento apparteneva a una tipologia molto comune negli edifici residenziali costruiti negli anni Sessanta.

La superficie complessiva era importante, ma la distribuzione interna era caratterizzata da una successione piuttosto rigida di ambienti e percorsi.

Nella zona giorno, in particolare, soggiorno, ingresso e spazi di collegamento erano nettamente separati.

La fotografia dello stato iniziale racconta bene questa impostazione: porte, sopraluce e pareti scandivano con precisione il passaggio da un ambiente all’altro.

Non si trattava necessariamente di una cattiva distribuzione.

Era semplicemente il risultato di un modo di progettare e vivere la casa tipico dell’epoca.

Sessant’anni dopo, le esigenze della nuova famiglia erano differenti.

La richiesta: una casa contemporanea per una famiglia con due bambini

Il progetto non nasce dalla ricerca di un’immagine particolare.

Nasce dalla vita quotidiana.

Con due bambini piccoli, la zona giorno assume inevitabilmente un ruolo centrale: è il luogo nel quale diverse attività devono poter avvenire contemporaneamente e nel quale diventa importante mantenere una relazione visiva tra gli spazi.

Il soggiorno non è più soltanto la stanza nella quale ricevere gli ospiti.

È uno spazio da vivere durante gran parte della giornata.

La prima esigenza progettuale è stata quindi quella di migliorare la distribuzione della zona giorno, riducendo la frammentazione senza rinunciare a una chiara organizzazione delle diverse funzioni.

Parallelamente era necessario aggiornare le dotazioni tecniche dell’appartamento, intervenendo sugli impianti, sui serramenti e sui servizi.

La ristrutturazione doveva quindi lavorare contemporaneamente su due livelli: qualità dello spazio e qualità dell’abitare.

Aprire gli spazi senza trasformare tutto in un unico ambiente

Uno degli aspetti più interessanti di questo intervento riguarda il modo in cui è stata affrontata la zona giorno.

L’obiettivo non era semplicemente demolire le pareti per ottenere il più grande open space possibile.

Una casa di 160 mq permette di lavorare in maniera più articolata.

La nuova distribuzione cerca quindi una maggiore continuità tra gli ambienti mantenendo, allo stesso tempo, una chiara leggibilità delle diverse zone.

Il confronto tra prima e dopo rende evidente il cambiamento.

Dove prima porte e pareti costruivano una sequenza di ambienti nettamente separati, il progetto introduce aperture più ampie e nuove relazioni visive.

Lo spazio diventa più fluido, ma non indistinto.

È un principio importante quando si affronta la ristrutturazione di un appartamento degli anni ’60: contemporaneo non significa necessariamente eliminare ogni divisione.

Significa piuttosto capire quali separazioni siano ancora utili e quali siano diventate un ostacolo al modo di vivere la casa.

Una nuova continuità per la zona giorno

La trasformazione distributiva modifica anche la percezione delle dimensioni dell’appartamento.

La superficie è naturalmente rimasta la stessa, ma il modo in cui gli ambienti comunicano tra loro permette di percepire maggiormente la profondità della casa.

Le aperture consentono allo sguardo di attraversare più spazi e riducono la sensazione di successione tra stanze indipendenti.

Anche la luce può così distribuirsi in maniera differente.

È uno dei vantaggi più interessanti di una ristrutturazione ben progettata: non sempre servono più metri quadrati per avere la sensazione di una casa più ampia.

A volte è sufficiente eliminare le barriere sbagliate e valorizzare meglio quelle superfici che già esistono.

Un elemento su misura per organizzare senza chiudere

Nella nuova zona giorno compare anche un elemento progettato su misura che contribuisce a organizzare lo spazio senza ricostruire una parete tradizionale.

La struttura definisce le diverse zone mantenendo aperture e trasparenze tra gli ambienti.

È un esempio di come l’arredo possa diventare parte dell’architettura.

In una ristrutturazione, infatti, non sempre la divisione tra due funzioni deve essere affidata a una porta o a una parete piena.

Elementi su misura, librerie, quinte e contenitori possono contemporaneamente risolvere esigenze pratiche e contribuire alla definizione dello spazio.

In questo progetto architettura e arredo sono stati quindi pensati insieme, evitando che il secondo venisse semplicemente inserito alla fine dei lavori.

Il ruolo dell’arredo su misura

In un appartamento di questa dimensione il tema del contenimento è particolarmente importante.

Avere molto spazio non significa automaticamente avere abbastanza spazio organizzato.

Una famiglia con bambini ha bisogno di contenitori, superfici facilmente utilizzabili e soluzioni capaci di adattarsi alle diverse attività quotidiane.

L’arredo su misura permette di utilizzare punti specifici dell’appartamento che difficilmente potrebbero essere sfruttati allo stesso modo con elementi standard.

Ma soprattutto consente di integrare le funzioni nella composizione architettonica.

Il risultato è una casa nella quale distribuzione e arredamento non sembrano appartenere a due fasi differenti del progetto.

Rinnovare gli impianti durante la ristrutturazione

Una ristrutturazione importante di un appartamento costruito nel 1965 rappresenta anche l’occasione per intervenire sulle dotazioni tecniche.

In questo caso sono stati rinnovati l’impianto elettrico e il sistema di climatizzazione.

La scelta di affrontare gli impianti contemporaneamente alla nuova distribuzione è fondamentale.

Prese, punti luce, comandi e climatizzazione devono infatti rispondere alla nuova organizzazione degli ambienti, non a quella della casa precedente.

È particolarmente evidente nell’impianto elettrico.

Il modo in cui utilizziamo oggi un’abitazione è profondamente diverso rispetto agli anni Sessanta: elettrodomestici, dispositivi elettronici, illuminazione e modalità di lavoro richiedono una quantità e una distribuzione dei punti elettrici completamente differenti.

Ridisegnare gli spazi senza aggiornare ciò che permette di utilizzarli significherebbe realizzare soltanto metà della ristrutturazione.

Serramenti nuovi per migliorare comfort e prestazioni

L’intervento ha previsto anche il rinnovo dei serramenti.

In un appartamento condominiale questo rappresenta uno degli interventi più importanti per migliorare il comportamento dell’involucro quando non è possibile agire liberamente sulle parti comuni dell’edificio.

I nuovi serramenti possono contribuire al comfort termico e acustico degli ambienti e ridurre le dispersioni rispetto agli elementi originari.

La loro sostituzione deve però essere considerata all’interno del funzionamento complessivo dell’abitazione, valutando anche ventilazione, climatizzazione e caratteristiche dell’edificio condominiale.

Ancora una volta, il risultato migliore nasce quando le singole opere non vengono considerate indipendentemente.

Ripensare completamente i bagni

I servizi sono stati oggetto di una ristrutturazione completa.

Anche in questo caso il tema non era soltanto aggiornare rivestimenti e sanitari.

Un bagno contemporaneo deve rispondere a esigenze funzionali diverse, soprattutto in una casa destinata a una famiglia.

Distribuzione, contenimento, illuminazione e facilità di manutenzione diventano parte del progetto tanto quanto la scelta dei materiali.

La ristrutturazione ha quindi permesso di aggiornare completamente questi ambienti e integrarli nel nuovo linguaggio della casa.

Ricavare una lavanderia senza sacrificare gli spazi principali

Tra le nuove esigenze è stata inserita anche la realizzazione di un piccolo spazio accessorio destinato a lavanderia.

Può sembrare un elemento secondario rispetto alla trasformazione della zona giorno, ma nella vita quotidiana di una famiglia è esattamente il contrario.

Lavatrice, asciugatrice, biancheria e prodotti per la pulizia occupano spazio e generano attività che devono trovare una collocazione precisa.

Quando queste funzioni non vengono previste durante il progetto finiscono spesso per occupare bagni, cucine o altri ambienti.

Ricavare una lavanderia, anche di dimensioni contenute, significa quindi liberare gli spazi principali e renderli più ordinati e funzionali.

È uno di quei piccoli interventi che si vedono poco nelle fotografie ma si percepiscono moltissimo vivendo la casa.

Materiali e colori per dare continuità

Il cambiamento rispetto allo stato originario è evidente anche nel linguaggio degli interni.

Il pavimento fortemente caratterizzato della situazione precedente lasciava percepire chiaramente la successione degli ambienti.

Nella nuova configurazione una finitura continua contribuisce invece a unificare visivamente gli spazi.

Toni neutri, superfici chiare e un disegno più essenziale permettono alla luce e alle proporzioni degli ambienti di diventare protagoniste.

La scelta dei materiali non viene quindi utilizzata per creare un’immagine indipendente dal progetto, ma per rafforzarne l’idea principale: rendere la casa più continua, luminosa e contemporanea.

Prima e dopo: cosa è realmente cambiato

Il confronto fotografico racconta immediatamente la trasformazione, ma il risultato va oltre l’immagine.

PrimaDopo
Zona giorno fortemente compartimentataDistribuzione più aperta e fluida
Porte e passaggi che separavano gli ambientiNuove relazioni visive tra gli spazi
Impianto elettrico esistenteImpianto elettrico rinnovato
Climatizzazione precedenteNuovo sistema di climatizzazione
Bagni datatiServizi completamente ristrutturati
Nessuna lavanderia dedicataNuovo spazio accessorio per la lavanderia
Serramenti esistentiSerramenti rinnovati
Arredo indipendente dall’architetturaElementi progettati su misura
Linguaggio degli interni legato all’epocaImmagine contemporanea e più uniforme

La ristrutturazione non ha quindi cercato di cancellare la generosità dell’appartamento originario.

Ha cercato di farla emergere.

Perché gli appartamenti degli anni ’60 possono essere molto interessanti da ristrutturare

Questo progetto evidenzia un aspetto che vale anche oltre il singolo caso.

Un appartamento degli anni Sessanta può rappresentare una base estremamente interessante per una ristrutturazione contemporanea.

Le metrature sono spesso importanti e gli ambienti hanno dimensioni generose. In alcuni casi anche le altezze interne e le aperture offrono possibilità che nelle costruzioni più recenti sono meno frequenti.

Il principale limite può essere proprio la distribuzione.

Corridoi, ingressi molto grandi, porte e numerosi ambienti separati consumano una parte della superficie senza valorizzarla completamente.

Il progetto può recuperare questa qualità nascosta.

Non si tratta necessariamente di trasformare ogni appartamento in un open space, ma di capire quali relazioni tra gli ambienti possano essere migliorate.

Ristrutturare un appartamento in condominio richiede uno sguardo diverso

Intervenire in un appartamento non è come ristrutturare una casa indipendente.

Esistono elementi sui quali il progetto può intervenire liberamente e altri che appartengono al sistema condominiale.

Strutture, facciate, colonne impiantistiche e parti comuni costituiscono condizioni con cui il progetto deve confrontarsi.

Questo non impedisce trasformazioni importanti.

Richiede però di conoscere l’edificio prima di decidere come modificare l’alloggio.

È uno dei motivi per cui la fase iniziale di rilievo e verifica assume un’importanza particolare negli edifici costruiti diversi decenni fa.

Ristrutturare appartamento a Mantova: partire dalle esigenze, non dalle finiture

Il punto di partenza di questo progetto non è stato scegliere un pavimento nuovo o decidere il colore delle pareti.

È stato capire come una famiglia con due bambini avrebbe utilizzato quei 160 metri quadrati.

Da questa domanda sono derivate progressivamente la nuova distribuzione della zona giorno, gli spazi accessori, gli impianti, l’arredo su misura e infine materiali e finiture.

È un ordine delle decisioni che considero fondamentale.

Perché una ristrutturazione riesce davvero quando la casa non appare soltanto più nuova.

Riesce quando diventa più semplice e piacevole viverci ogni giorno.

Cosa ci insegna questo appartamento degli anni ’60

Il progetto dimostra soprattutto che la superficie disponibile non è sufficiente a determinare la qualità di una casa.

160 mq possono sembrare molti, ma se distribuiti secondo esigenze non più attuali possono risultare meno funzionali di quanto ci si aspetterebbe.

Allo stesso tempo, una buona riorganizzazione può cambiare profondamente la percezione dell’abitazione senza modificarne la superficie.

Prima di chiedersi cosa aggiungere, può quindi essere molto più utile chiedersi:

stiamo utilizzando bene lo spazio che abbiamo già?

Nel caso di questo appartamento a Mantova, la risposta a quella domanda è diventata il punto di partenza dell’intero progetto.

FAQ

Conviene ristrutturare un appartamento degli anni ’60?

Gli appartamenti di questo periodo possono avere caratteristiche molto interessanti, soprattutto in termini di superficie e dimensione degli ambienti. È però necessario verificare condizioni dell’immobile, impianti, serramenti, distribuzione e caratteristiche dell’edificio condominiale prima di definire l’intervento.

Si può modificare molto la distribuzione interna di un appartamento in condominio?

Dipende dalla struttura dell’edificio e dalla posizione degli elementi che non possono essere modificati. Una verifica preliminare permette di capire quali pareti e funzioni possano essere ripensate.

È meglio creare un grande open space?

Non necessariamente. In questo progetto l’obiettivo è stato aumentare la continuità della zona giorno senza eliminare indiscriminatamente tutte le separazioni. La soluzione dovrebbe dipendere dalle caratteristiche dell’appartamento e dalle esigenze di chi lo abita.

Quando conviene rifare gli impianti?

Quando la ristrutturazione modifica in maniera importante la distribuzione o quando gli impianti esistenti sono ormai inadeguati, affrontare contemporaneamente le dotazioni tecniche consente di coordinarle con la nuova organizzazione della casa.

Quanto è importante prevedere gli arredi durante il progetto?

Molto, soprattutto quando si utilizzano soluzioni su misura. Pensare contemporaneamente distribuzione e arredo permette di organizzare meglio contenimento, passaggi, prese, illuminazione e funzioni quotidiane.

Stefano CompagnoniArchitetto, fondatore di Studio Microlab

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