Aprire la cucina sul soggiorno è probabilmente una delle richieste più frequenti quando si ristruttura una casa.
Molte abitazioni costruite alcuni decenni fa sono organizzate secondo una distribuzione molto precisa: ingresso, cucina separata, soggiorno, corridoio e zona notte. Oggi il modo di vivere la casa è cambiato e spesso si desiderano ambienti più ampi, luminosi e comunicanti.
Da qui nasce quasi automaticamente una domanda: meglio eliminare le pareti e creare un grande open space oppure mantenere la cucina separata?
Non esiste una risposta valida per tutti.
La soluzione migliore dipende dalle dimensioni della casa, dalla posizione delle finestre, dalle abitudini di chi la abita e soprattutto dal tipo di relazione che si vuole creare tra cucina, pranzo e soggiorno.
Per questo motivo la scelta non dovrebbe partire dalla moda del momento, ma dal progetto complessivo della zona giorno.
Perché l’open space è diventato così diffuso
Il successo dell’open space non è soltanto una questione estetica.
Eliminare alcune divisioni può modificare profondamente la percezione di un’abitazione.
Ambienti prima separati possono diventare uno spazio più ampio, la luce proveniente da finestre diverse può attraversare maggiormente la casa e superfici relativamente contenute possono sembrare più generose.
Questo è particolarmente evidente nelle ristrutturazioni di appartamenti e villette degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta.
In molte di queste abitazioni cucina e soggiorno sono locali distinti, collegati da un ingresso o da un corridoio. Rimuovere una parete può consentire di recuperare superfici prima dedicate esclusivamente alla distribuzione e trasformarle in spazio realmente utilizzabile.
Ma togliere una parete non significa automaticamente progettare un buon open space.
Un grande ambiente deve comunque avere una struttura
Quando cucina, pranzo e soggiorno vengono riuniti, le diverse funzioni non scompaiono.
Devono semplicemente essere organizzate in modo diverso.
Una zona giorno ben progettata dovrebbe permettere di capire naturalmente dove si cucina, dove si mangia, dove ci si rilassa e quali sono i principali percorsi attraverso l’ambiente.
Questa organizzazione può essere ottenuta senza ricostruire pareti.
La disposizione degli arredi, un’isola, una libreria, un cambio di altezza del controsoffitto o semplicemente il rapporto tra le diverse superfici possono definire zone differenti mantenendo la continuità dello spazio.
Il risultato migliore è quello in cui l’ambiente viene percepito come unitario, ma ogni funzione conserva una propria identità.
La cucina è il punto da cui partire
In un open space la cucina assume un’importanza particolare perché diventa una presenza permanente nella zona giorno.
Non può quindi essere progettata soltanto come uno spazio operativo.
La posizione delle colonne, dell’isola, del tavolo e delle superfici di lavoro deve essere valutata insieme alla disposizione del soggiorno.
Anche i percorsi sono fondamentali.
Chi entra in casa deve necessariamente attraversare la zona operativa della cucina? Il frigorifero può essere raggiunto senza interferire con chi sta cucinando? È possibile apparecchiare il tavolo senza attraversare continuamente altri spazi?
Sono domande semplici, ma spesso fanno la differenza tra una cucina scenografica e una cucina realmente piacevole da utilizzare.
È per questo che la progettazione di una cucina funzionale dovrebbe avvenire contemporaneamente a quella dell’intera zona giorno.
Quando la cucina separata funziona meglio
L’open space non è necessariamente la soluzione più contemporanea o più funzionale.
Per alcune famiglie una cucina separata rimane una scelta eccellente.
Chi cucina molto può apprezzare la possibilità di contenere odori, rumori e disordine. La cucina può inoltre diventare uno spazio più informale della casa, utilizzabile senza che tutto sia sempre visibile dal soggiorno.
In abitazioni sufficientemente grandi, mantenere due ambienti distinti può anche creare una maggiore varietà di situazioni domestiche.
Il problema nasce quando la separazione produce ambienti piccoli, poco luminosi o collegati attraverso corridoi inutilmente estesi.
Anche in questo caso, quindi, non è la presenza della parete a determinare la qualità dello spazio: è il modo in cui quella parete partecipa all’organizzazione complessiva della casa.
Esiste una terza possibilità: gli spazi flessibili
Tra cucina completamente aperta e cucina completamente separata esistono molte soluzioni intermedie.
Ed è proprio qui che spesso si trovano le possibilità progettuali più interessanti.
Una grande porta scorrevole può permettere alla cucina di diventare parte della zona giorno quando viene aperta e di essere completamente separata quando necessario.
Una parete vetrata può mantenere la continuità visiva e il passaggio della luce limitando al tempo stesso la diffusione degli odori.
Un’isola o una penisola possono invece creare una separazione funzionale senza interrompere lo spazio.
La domanda può quindi diventare non più semplicemente “aperta o chiusa?”, ma “quanto vogliamo che cucina e soggiorno possano comunicare?”
La luce naturale può cambiare completamente la scelta
Uno degli aspetti che valuto con maggiore attenzione nella progettazione della zona giorno è la posizione delle finestre.
Immaginiamo una cucina poco luminosa affacciata su un soggiorno dotato di una grande portafinestra verso il giardino.
Aprire i due ambienti può consentire alla luce di raggiungere una parte della casa che prima rimaneva in ombra.
In altre situazioni può accadere il contrario: eliminare una parete non produce particolari vantaggi perché entrambi gli ambienti possiedono già un’illuminazione naturale adeguata.
Prima di demolire è quindi utile capire come la luce attraverserà realmente il nuovo spazio.
È uno dei motivi per cui planimetria, orientamento e aperture dovrebbero essere studiati insieme.
Attenzione alle pareti che sembrano inutili
Quando si osserva la pianta di una casa esistente è facile individuare una parete e immaginare semplicemente di eliminarla.
Ma quella parete potrebbe avere altre funzioni.
Potrebbe essere strutturale, contenere impianti oppure rappresentare una superficie indispensabile per collocare mobili, televisore o elementi della cucina.
La sua eliminazione potrebbe inoltre richiedere interventi strutturali che modificano costi e complessità dei lavori.
Per questo motivo il progetto dovrebbe precedere sempre la demolizione.
Prima si immagina la nuova organizzazione della casa; successivamente si verifica come realizzarla tecnicamente.
Open space e acustica
C’è un aspetto meno evidente che merita attenzione.
Un unico grande ambiente modifica anche il comportamento acustico della casa.
Conversazioni, televisione, elettrodomestici e attività della cucina condividono lo stesso volume.
Superfici molto dure, grandi pavimenti continui e pochi elementi assorbenti possono rendere l’ambiente più riverberante e meno confortevole.
Tende, imbottiti, arredi, librerie e alcuni materiali di finitura possono contribuire significativamente alla qualità acustica senza alterare il carattere architettonico dello spazio.
È un buon esempio di come il comfort di una casa dipenda da aspetti che non sono immediatamente visibili in una planimetria.
Anche l’illuminazione artificiale deve seguire le funzioni
Un grande open space non dovrebbe essere illuminato come un’unica stanza.
La cucina richiede una luce efficace sulle superfici di lavoro. Il tavolo può avere un’illuminazione dedicata. Il soggiorno necessita invece di una luce più morbida e flessibile.
La possibilità di utilizzare separatamente questi diversi livelli di illuminazione permette allo stesso ambiente di cambiare durante la giornata.
Quando si cucina può essere uno spazio operativo e luminoso; la sera, spegnendo le luci tecniche della cucina, può assumere un’atmosfera completamente diversa.
La progettazione della luce contribuisce quindi a creare quelle differenze tra le funzioni che prima venivano affidate alle pareti.
Quanto spazio serve per un open space?
Non esiste una superficie minima che garantisca automaticamente un buon risultato.
Un ambiente molto grande può funzionare male se le funzioni sono distribuite senza logica. Uno spazio più contenuto può invece risultare sorprendentemente efficace se ogni elemento trova la posizione corretta.
Più che i metri quadrati complessivi, è utile verificare:
| Aspetto | Cosa valutare |
|---|---|
| Cucina | Superficie di lavoro e apertura degli elementi |
| Tavolo | Spazio necessario anche con sedie occupate |
| Soggiorno | Distanze e rapporto con i percorsi |
| Passaggi | Assenza di interferenze tra le diverse funzioni |
| Finestre | Distribuzione della luce naturale |
| Contenimento | Presenza di mobili, dispense e armadiature |
| Impianti | Compatibilità con la nuova distribuzione |
Il progetto serve proprio a verificare contemporaneamente tutti questi elementi.
Nelle case degli anni ’70 il cambiamento può essere radicale
Le villette costruite negli anni Settanta rappresentano un caso particolarmente interessante.
Spesso dispongono di superfici importanti, ma suddivise in molti ambienti. La zona giorno può essere collocata al piano rialzato e avere un rapporto limitato con il giardino.
Una ristrutturazione può modificare completamente questa impostazione.
Nel nostro recente progetto di ristrutturazione e ampliamento di una villetta degli anni ’70, ad esempio, la realizzazione di una nuova zona giorno al piano terra ha permesso di creare un ambiente molto più luminoso e direttamente collegato allo spazio esterno.
In quel caso non ci siamo limitati a decidere se eliminare o meno una parete.
Abbiamo ripensato il ruolo stesso della zona giorno all’interno della casa.
Ed è proprio questa la differenza tra una semplice modifica distributiva e un progetto di ristrutturazione.
Open space o cucina separata: come scegliere?
La scelta può essere sintetizzata mettendo a confronto le esigenze principali.
L’open space può essere particolarmente interessante quando si desiderano maggiore continuità, convivialità, luce naturale e percezione dello spazio.
La cucina separata può essere preferibile quando si cucina frequentemente, si desidera maggiore isolamento o la superficie dell’abitazione consente di avere ambienti distinti senza penalizzarne le dimensioni.
Una soluzione flessibile può rappresentare il compromesso migliore quando si vogliono conservare entrambi i vantaggi.
Ma nessuna di queste configurazioni dovrebbe essere scelta semplicemente perché è più attuale.
Prima viene il modo di abitare
Quando progetto una zona giorno, la domanda più utile non è quasi mai: open space oppure cucina chiusa?
Preferisco partire da altre domande.
Come viene utilizzata la cucina? Quante persone vivono quotidianamente la casa? Si ricevono spesso ospiti? Quanto è importante il rapporto con il giardino? Dove arriva la luce migliore? Quali attività devono poter avvenire contemporaneamente?
Dalle risposte emerge progressivamente l’organizzazione dello spazio.
Perché una buona zona giorno non è necessariamente quella con meno pareti.
È quella nella quale spazi, luce, percorsi e abitudini trovano un equilibrio naturale.
FAQ
È sempre possibile creare un open space durante una ristrutturazione?
No. Prima di eliminare le pareti è necessario verificarne la funzione strutturale, la presenza di impianti e la compatibilità dell’intervento con le caratteristiche dell’edificio.
Una cucina open space aumenta gli odori in soggiorno?
La cucina aperta richiede particolare attenzione alla ventilazione e all’aspirazione. Il problema può essere ridotto attraverso una corretta progettazione, ma chi cucina molto può comunque preferire una soluzione separabile.
Una parete vetrata può essere una buona alternativa?
Sì. Può consentire di separare fisicamente cucina e soggiorno mantenendo continuità visiva e diffusione della luce naturale.
L’open space rende sempre la casa più luminosa?
Non necessariamente. Dipende dalla posizione e dall’orientamento delle aperture. In molti casi eliminare alcune divisioni permette però alla luce proveniente da più finestre di raggiungere una superficie maggiore.
Quando bisogna decidere la disposizione della zona giorno?
Il prima possibile. Cucina, illuminazione, impianti, pavimenti e arredi principali sono strettamente collegati alla distribuzione e dovrebbero essere coordinati durante la progettazione, prima dell’inizio dei lavori.
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