GuideSettembre 20269 min di lettura

Una casa costruita negli anni Settanta può sembrare molto distante dal modo di abitare contemporaneo.

Gli spazi sono spesso organizzati secondo una distribuzione oggi poco funzionale, il rapporto con il giardino è limitato e le prestazioni energetiche rispecchiano inevitabilmente gli standard dell’epoca.

Ma proprio queste abitazioni possono nascondere un grande potenziale.

Questo progetto di ristrutturazione e ampliamento di una villetta degli anni ’70 ne è un esempio: invece di sostituire l’edificio esistente, abbiamo scelto di partire dalla sua struttura e trasformarlo profondamente, realizzando una nuova zona giorno al piano terra e riqualificando contemporaneamente l’intera abitazione dal punto di vista energetico.

Il risultato è una casa profondamente diversa da quella originaria: più luminosa, più aperta verso il giardino e caratterizzata da prestazioni energetiche che hanno consentito di raggiungere la classe A4.

Il punto di partenza: una tipica villetta degli anni ’70

L’edificio originario presentava molti dei caratteri ricorrenti nelle abitazioni unifamiliari costruite in quegli anni.

La casa si sviluppava su due livelli, con il piano abitabile rialzato rispetto al terreno e raggiungibile attraverso una scala esterna. Il prospetto principale era caratterizzato dal balcone, dalla copertura a falde e da aperture relativamente contenute.

Era un’impostazione perfettamente coerente con il modo di costruire dell’epoca, ma progressivamente meno adatta alle esigenze della famiglia e al modo contemporaneo di vivere la casa.

Il problema non riguardava quindi soltanto l’immagine dell’edificio.

Occorreva ripensare il rapporto tra gli ambienti interni, creare una zona giorno più ampia e luminosa e stabilire una relazione molto più diretta tra la casa e il giardino.

Allo stesso tempo, una ristrutturazione così importante rappresentava l’occasione per affrontare un secondo tema fondamentale: ridurre radicalmente il fabbisogno energetico dell’edificio esistente.

Non demolire, ma trasformare

Di fronte a una casa di questo tipo una delle prime domande può essere se sia preferibile ristrutturare oppure sostituire completamente l’edificio.

In questo caso abbiamo scelto di lavorare sulla costruzione esistente, conservandone il volume principale ma modificandone profondamente il funzionamento.

È un approccio che considero particolarmente interessante nel patrimonio residenziale degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta presente nella nostra zona.

Molte di queste case possiedono infatti strutture ancora valide, superfici generose e lotti con giardini difficilmente disponibili nelle nuove urbanizzazioni. Il loro limite non è necessariamente l’edificio in sé, quanto il modo in cui è stato organizzato e il livello prestazionale con cui è stato costruito.

Ristrutturare significa allora riconoscere ciò che vale la pena conservare e intervenire con decisione su ciò che non risponde più alle esigenze attuali.

L’ampliamento come occasione per cambiare il modo di abitare

L’elemento decisivo del progetto è stato l’ampliamento al piano terra.

La nuova costruzione non è stata pensata semplicemente per aggiungere metri quadrati alla casa, ma per introdurre uno spazio che nell’abitazione originaria mancava: una zona giorno ampia, luminosa e direttamente collegata al giardino.

È una distinzione importante.

Un ampliamento è realmente efficace quando non aumenta soltanto la superficie disponibile, ma modifica positivamente il funzionamento dell’intera abitazione.

La nuova zona giorno diventa così il fulcro della casa e permette di superare la separazione più rigida tra spazi interni ed esterni tipica dell’edificio originario.

Il piano terra assume un nuovo ruolo nella vita quotidiana e il giardino non è più semplicemente lo spazio che circonda l’edificio, ma diventa parte integrante dell’esperienza domestica.

Più luce naturale per la zona giorno

Uno degli obiettivi principali era portare molta più luce all’interno dell’abitazione.

La qualità di uno spazio residenziale non dipende soltanto dalla sua superficie. Dipende dal rapporto tra pieni e vuoti, dalla posizione delle aperture, dall’orientamento e dal modo in cui la luce cambia durante la giornata.

Nel nuovo volume questi aspetti sono stati affrontati insieme alla distribuzione degli ambienti.

L’ampliamento ha consentito di creare una zona giorno maggiormente aperta verso l’esterno, trasformando completamente la percezione della casa rispetto alla situazione precedente.

La luce naturale diventa così uno degli elementi del progetto, non semplicemente una conseguenza della presenza delle finestre.

È lo stesso principio che abbiamo approfondito parlando di come progettare una casa luminosa: le aperture funzionano realmente quando vengono pensate insieme agli spazi che devono illuminare.

Un nuovo rapporto con il giardino

Il confronto tra il prima e il dopo rende particolarmente evidente un altro cambiamento.

Nella configurazione originaria il piano abitabile era visivamente e fisicamente separato dal terreno. Scala, balcone e quota rialzata costruivano un rapporto piuttosto distante con lo spazio esterno.

Il nuovo intervento introduce invece una dimensione più orizzontale.

L’ampliamento si sviluppa verso il giardino e il nuovo portico contribuisce a creare una zona intermedia tra interno ed esterno: uno spazio protetto che può essere utilizzato nella vita quotidiana e che accompagna gradualmente il passaggio dalla casa al verde.

Anche questo elemento non ha soltanto una funzione estetica.

Gli spazi coperti esterni possono contribuire alla protezione delle aperture e al controllo dell’irraggiamento solare, mettendo in relazione il progetto architettonico con il comfort estivo dell’abitazione.

Rinnovare l’immagine senza cancellare completamente la casa originaria

La trasformazione è evidente anche dal punto di vista architettonico.

Il linguaggio dell’edificio viene semplificato, eliminando alcuni elementi che ne caratterizzavano fortemente l’immagine originaria e introducendo volumi più essenziali.

Il nuovo ampliamento non cerca di imitare la casa degli anni Settanta.

Utilizza invece un linguaggio contemporaneo, riconoscibile, che dialoga con il volume preesistente attraverso proporzioni, materiali e colori.

Questa scelta permette di leggere l’evoluzione dell’edificio senza trasformare l’intervento in una semplice operazione cosmetica.

Il risultato finale nasce quindi da un principio preciso: non aggiornare soltanto la facciata, ma fare in modo che la nuova immagine sia la conseguenza della trasformazione funzionale della casa.

La riqualificazione energetica dell’edificio esistente

Una trasformazione così importante non poteva limitarsi alla distribuzione e all’architettura.

La parte esistente dell’abitazione è stata oggetto di un intervento complessivo di efficientamento energetico, finalizzato a ridurre le dispersioni e a migliorare il comfort interno.

Quando si interviene su una casa costruita diversi decenni fa, involucro e impianti devono essere considerati come parti dello stesso sistema.

Migliorare soltanto il generatore lasciando un involucro fortemente disperdente significa infatti intervenire solo su una parte del problema. Allo stesso modo, isolare l’edificio senza ripensare gli impianti può impedire di sfruttare pienamente il miglioramento ottenuto.

Il progetto ha quindi affrontato contemporaneamente la riqualificazione dell’esistente, i nuovi impianti e l’impiego delle fonti energetiche rinnovabili.

Impianti completamente nuovi e fonti rinnovabili

La ristrutturazione ha comportato il completo rinnovo degli impianti dell’abitazione.

Questo ha permesso di progettare i nuovi sistemi sulla base delle caratteristiche dell’edificio dopo la riqualificazione, anziché adattare semplicemente tecnologie nuove a una casa rimasta sostanzialmente invariata.

L’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili completa questa strategia.

Il risultato non deriva quindi da un singolo intervento o da una singola tecnologia, ma dall’integrazione tra riduzione dei fabbisogni, efficientamento dell’involucro, nuovi impianti e produzione di energia da fonti rinnovabili.

È proprio questa visione complessiva che ha consentito all’abitazione di raggiungere la classe energetica A4.

Dalla casa energivora alla classe A4

Il raggiungimento della classe A4 è uno degli aspetti più significativi del progetto, soprattutto considerando il punto di partenza.

Dimostra come anche un’abitazione costruita circa cinquant’anni fa possa essere portata a livelli prestazionali molto elevati attraverso una riqualificazione progettata in maniera organica.

Ma la classe energetica non dovrebbe essere considerata soltanto come una lettera riportata sull’attestato.

Dietro quel risultato ci sono conseguenze concrete: minori fabbisogni energetici, maggiore controllo delle temperature interne, impianti più efficienti e un comfort abitativo profondamente diverso rispetto alla situazione precedente.

L’efficienza energetica diventa così parte della qualità architettonica della casa.

Prima e dopo: non soltanto un cambiamento estetico

Guardando le fotografie prima e dopo è naturale notare innanzitutto la trasformazione dell’immagine.

In realtà, ciò che cambia maggiormente non è visibile in una fotografia.

Prima dell’interventoDopo la ristrutturazione
Distribuzione legata agli standard degli anni ’70Spazi ripensati sulle esigenze contemporanee
Zona giorno separata dal giardinoNuova zona giorno ampliata al piano terra
Rapporto limitato con gli spazi esterniCollegamento diretto con giardino e portico
Prestazioni energetiche dell’edificio originarioInvolucro energeticamente riqualificato
Impianti esistentiImpianti completamente nuovi
Limitato utilizzo di energie rinnovabiliIntegrazione di fonti rinnovabili
Architettura fortemente caratterizzata dall’epocaLinguaggio architettonico contemporaneo
Edificio energeticamente datatoClasse energetica A4

Il vero prima e dopo riguarda quindi il modo di abitare la casa.

Ristrutturare una villetta anni ’70 può essere un’alternativa alla nuova costruzione

Questo progetto rappresenta bene un tema che incontro frequentemente nella pratica professionale.

Quando si valuta una casa degli anni Settanta o Ottanta, è facile concentrarsi su ciò che appare superato: facciate, pavimenti, serramenti, distribuzione interna.

Ma una valutazione progettuale deve andare oltre.

Occorre capire la qualità della struttura, le possibilità di ampliamento, il rapporto con il lotto, l’orientamento, la capacità di trasformare gli spazi e il livello di riqualificazione energetica realisticamente raggiungibile.

In alcuni casi una casa esistente può offrire opportunità molto interessanti rispetto alla nuova costruzione, soprattutto quando dispone di una buona posizione e di uno spazio esterno già consolidato.

Naturalmente non esiste una risposta valida per ogni edificio.

È proprio per questo che la prima fase dovrebbe essere una valutazione delle potenzialità reali della casa, prima ancora di decidere quali lavori eseguire.

Una casa nuova dentro una casa esistente

Alla fine del percorso rimane una parte importante dell’edificio originario, ma il modo di abitarlo è completamente cambiato.

La nuova zona giorno, il rapporto con il giardino, l’immagine architettonica, l’involucro riqualificato, gli impianti e le fonti rinnovabili appartengono a un’unica strategia progettuale.

Ed è forse questo l’aspetto più interessante dell’intervento, senza dimenticare l’aumento di valore dell’immobile a fine lavori.

Ristrutturare non significa necessariamente adattarsi ai limiti della casa esistente.

Quando le condizioni lo consentono, significa utilizzare ciò che già esiste come punto di partenza per costruire qualcosa di profondamente diverso.

Una villetta degli anni Settanta può così diventare una casa contemporanea, luminosa, efficiente e capace di rispondere alle esigenze di chi la abiterà per molti anni.


FAQ

È possibile portare una casa degli anni ’70 in classe energetica A4?

È possibile, come dimostra questo intervento, ma il risultato dipende dalle caratteristiche dell’edificio e dall’insieme delle opere realizzabili. Occorre valutare involucro, serramenti, impianti, fonti rinnovabili e caratteristiche specifiche dell’immobile attraverso un progetto energetico complessivo.

Conviene ristrutturare e ampliare una villetta anni ’70?

Dipende dalla qualità dell’edificio esistente, dal lotto, dalle esigenze della famiglia e dal budget. In molti casi l’ampliamento permette però di conservare le parti valide della costruzione introducendo gli spazi che mancano all’abitazione originaria.

Un ampliamento può migliorare anche la distribuzione della casa esistente?

Sì. È proprio uno dei vantaggi più interessanti. Se progettato correttamente, un ampliamento non aggiunge semplicemente superficie, ma può modificare percorsi, rapporti tra gli ambienti, illuminazione naturale e relazione con il giardino.

Efficientamento energetico e ristrutturazione dovrebbero essere progettati insieme?

In un intervento importante è generalmente la soluzione più razionale. Coordinare architettura, involucro e impianti consente di evitare interventi frammentari e di valutare il comportamento dell’abitazione nel suo complesso.

Stefano CompagnoniArchitetto, fondatore di Studio Microlab

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